domenica 4 gennaio 2009

Prima Puntata

Chi sono io? Uno qualunque, non temete. Il fatto di poter stare qui davanti ad un microfono, senza che nessuno mi abbia elargito particolari raccomandazioni o intimato cautele, mi rende però un privilegiato. E di questo privilegio intendo approfittare, da subito. Immagino che il jingle che vi tartassa da una settimana abbia suscitato in voi una qualche curiosità e dato che è la prima puntata mi sembra giusto per prima cosa esaurire i convenevoli: che vuol dire Rukki Power? Rukki è la volgarizzazione di rookie, ovvero la matricola, quello alle prime armi, quello non ancora inserito nell’”ambiente”. E’ un termine in voga negli ambiti sportivi americani, dove il rookie è il giovane di belle speranze, talentuoso, magari fresco di college, che però ancora deve dare prova delle sue reali capacità. E’ in qualche modo sottoposto ad un test che dura il tempo necessario per decidere se si tratta di un vero talento emergente o di una topica di qualche manager poco esperto.Ecco, il rookie sta nel limbo e ne uscirà vincente o sconfitto; in ogni caso non sarà più tale una volta messo il piede fuori. Mi sembra chiaro quindi che intitolare questa trasmissione Rukki Power ha un po’ il sapore del manifesto programmatico: potere agli inadeguati, a quelli che non sono né carne né pesce, che stanno lì in attesa della loro occasione; è a costoro che voglio parlare in queste notti, perché è con costoro che sono in sintonia… sono uno di loro, un rukko!Ma non temete, non sarò da solo a delirare nella notte; non vi annoierò di parole a torrente come un predicatore che vuol vendervi amuleti. Con me ci saranno loro: le canzoni. Tanta musica che voglio farvi ascoltare e che voglio raccontarvi per condividere la magia delle note nel silenzio della città addormentata. Un vecchio blues, una suite barocca, una ballad malinconica… è con loro che ci consoleremo fin quando i pensieri faranno posto ai sogni.E allora partiamo! Signori da stanotte i menestrelli tornino a suonare, perché il potere è nostro!



Era lei, la signora del rock, Patti Smith che ci ricorda che il potere è della gente. Come cominciare meglio? Beh Patti, hai torto, il potere non è della gente! Non lo è mai stato e mai lo sarà, in barba a tutti coloro che hanno combattuto per la vera democrazia e per la libertà! Io non sono libero, nessuno di noi è libero là fuori. Mi dicono cosa devo mangiare, cosa devo mettermi addosso, che auto guidare, che donna amare, che figli crescere! Mi insegnano cosa è giusto e cosa è sbagliato, come comportarmi in tutte le occasioni e cosa è giusto desiderare. Pilotano i miei sogni, mi rendono ambizioso, competitivo, ma mai fuori posto. Eppure si prendono cura di me: mi condannano se fumo, mi obbligano ad indossare le cinture di sicurezza… ehi la mia salute gli sta a cuore! Quasi quasi mi commuovo e li sto a sentire! E' più comodo sapete?
Ma ci rende schiavi!
Per cui io adesso accendo una Chesterfield, ecco, ahh, mi metto comodo sul mio sedile, una mano sul cambio, l’altra sul volante e senza cintura allacciata mi godo l’autoradio che canta:



Immaginate la scena: auto scura, notte fonda, fanali puntati sull’asfalto di una strada qualunque, ma di sotto si vede il mare. La radio sussurra le note con la voce di Kilye Minogue (che d’altra parte oltre al sussurro non arriva, ma in questo brano è funzionale), mentre Nick Cave la incombe con potente ma romantico contrappunto. L’aria è fresca, piacevole, profuma di mare e fiori di zagara, dal finestrino semiaperto l’aroma di una Marlboro confonde gli odori della natura costringendoli a farsi più intensi; il motore emette un lieve sibilo per non disturbare il rumore del mare. Tutto è magico. Adesso il piano si sposta all’interno dell’auto: l’uomo guarda dritto davanti a se, un po’ spettinato dal vento, mento regolare, spalle forti, presa sicura sul volante. Il piano si allarga: l’uomo indossa una camicia bianca che illumina per un attimo il buio intorno. La camicia è attraversata da una barra nera diagonale. Barra nera? Ecco! Qui mi immagino Frank Capra che urla: “Che ci fa quello stronzo con la cintura di sicurezza??!!! Cazzo, cazzo, cazzo era perfetta!!! Licenziate quell’idiota cazzo, cazzo cazzo!!!!” E se ne va sbocconcellando la sceneggiatura.
No dico... ve lo immaginate Dennis Weaver in DUEL che lotta contro un camion impazzito indossando la cintura di sicurezza?



Oh porca malora! In un pezzo del trailer ce l'ha! Ah ah ah! Vuoi vedere che hanno ragione lorsignori?

Bene, mi dicono dalla regia che ho solo pochi minuti per concludere questa prima puntata. E allora voglio dirvi solo questo: so già cosa state pensando: "Ehi amico non sei mica cosi' originale. Di predicatori radiofonici ce ne sono già stati abbastanza." Sapete cosa vi rispondo? "E chi se ne fotte!".
Non voglio essere un altro Jack Folla o paragonarmi a Peppino Impastato. E sapete perchè? Perchè io non sono buono. Perchè io non faccio la morale a nessuno e nè tantomeno sono un eroe come il buon Peppino.
Io sono uno strafottuto giocatore di poker, che sbarca il lunario vivendo di espedienti, che se può fottere il prossimo lo fa senza scrupoli. Non son qui a dire cosa è giusto e cosa è sbagliato e siccome non ho nemmeno le palle per sfidare chicchessia, mi nascondo dietro un microfono nell'anomimato. Allora mettiamo subito in chiaro una cosa: sono un anarchico, fancazzista e sbruffone. Per raggiungere la mia felicità sono disposto a calpestare quella degli altri. Non conosco la pietà. Non mi commuovono le disgrazie altrui. Me ne fotto del mio prossimo.
E' sbagliato dite?
Voglio raccontarvi una storia.
Ero un ragazzo sensibile che da poco iniziava a sedersi ai tavoli seri.
Una notte c'era un tizio che perdeva una cifra inaudita. Mi ci ero scontrato anch'io un paio di volte soffiandogli due piatti importanti.
Quando ormai la sua situazione era disperata mi capitano in mano quattro sette serviti. Lancio il mio chip in attesa di rilanci e invece passano tutti, guarda caso, tranne lui, che mette sul piatto un bel gruzzolo. Aveva full... il pirla.
Beh a quel punto avrei dovuto schiacciargli la testa con un ulteriore raise e invece...
Invece il ragazzo sensibile si fa prendere dalla pietà. Mi limito a vedere il piatto e mostro i quattro sette. Un compagno mi sussurra "Ehi sei pazzo? Non hai rilanciato?" Gli rispondo "Non ho voluto infierire."
Sapete come è finita quella partita?
Ho perso qualche milione di lire, ho firmato un assegno che avrei dovuto coprire inventandomi chissà cosa, secondo voi intestato a chi? Bravi, indovinato. Lo stronzo ci aveva ripuliti ben bene dopo altre due ore di gioco.
E io da allora non ho pietà.
Se vi sta bene io sono cosi'. Se non vi sta bene cambiate stazione.
Ma se siete ancora qui allora unitevi alla mia banda stanotte. I ragazzi sono tornati in citta!



Alla prossima puntata.

2 commenti:

  1. El Subcomandante9 gennaio 2009 02:03

    Beh, come disse qualcuno tempo fa... rukki si nasce e non si diventa, quindi... direi che io ci sono (come sempre, del resto).

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  2. Ciao Sub e grazie di esserci.

    Bico

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